Interviste

Intervista a Chiara Giacobelli

Benvenuti booklovers!

Per l’appuntamento “Essere un giorno nei panni di uno scrittore” , ospite Chiara Giacobelli , autrice di “Un disastro chiamato amore”

N°1 Per iniziare presentati ai nostri lettori e cominciamo con la prima domanda. Quando è iniziata la passione per lo scrivere?

C’è sempre stata, sin da bambina, e non l’ho mai percepita come una passione ma come un’esigenza, una necessità. Penso che scrittori non si diventi ma si nasca, e non si “fa” lo scrittore, lo si “è”. Un’attitudine come tante altre.

N°2 Cosa ti ha spinto verso questo mondo?

Mi ha spinto l’inquietudine interiore che mi accompagna da sempre e una sensibilità un po’ fuori norma che ha due parti della medaglia ben definite: da un lato è una dote, dall’altra una condanna. Cercavo mondi di fantasia perché quelli reali non mi sono mai bastati.

N°3 Solitamente da cosa vieni ispirata?

Dalla realtà che mi circonda, dalle storie che ascolto, dalle persone che incontro, dai paesaggi che osservo, i profumi, i colori, le atmosfere in cui mi immergo. E dalle sensazioni che provo, ovviamente.

N°4 Come si sente quando scrive un libro?

Ispirata, presa dalla storia e dai personaggi che per me sono veri, conosco tutto di ognuno di loro e li amo come si amano le persone in carne ed ossa. Mi sento anche viva, in profondo contatto con me stessa, come se stessi facendo l’unica cosa che mi consente di raggiungere un pieno stato di benessere. A volte si scatena l’adrenalina ed è pura magia.

N°5 È emozionata quando pubblicano un suo libro?

Dipende dal libro. Il primo è stato una grande emozione, ma anche una forte paura. Le stesse sensazioni le ho riprovate con il romanzo d’esordio.

N°6 Quando ha pubblicato il primo libro? È stato difficile?

No, non è stato affatto difficile, al contrario molto più semplice di quanto pensassi. Era il 2011 e si intitolava “101 cose da fare nelle Marche almeno una volta nella vita”, edito dalla Newton Compton. Ha avuto un grande successo in regione permettendomi di cambiare mestiere. In realtà prima era stato pubblicato un mio racconto vincitore di un concorso all’interno di un’antologia, “Memories. Racconti dalla memoria”, ma non lo considero il primo vero libro a mia firma.

N°7 Le piace il suo lavoro?

Non ne potrei fare nessun altro e non lo sento mai come un lavoro.

N°8 Le è mai capitato di avere un’idea e poi se l’è dimenticata?

Ho all’incirca tre idee al giorno, quindi credo di essermene perse diverse per strada. La maggior parte però non le dimentico, restano solo in stand-by. La mia mente è molto, troppo creativa.

N°9 Ha mai rovesciato il caffè sui fogli?

Non bevo caffè. E non scrivo sui fogli J

N°10 Quali sono gli ingredienti che servono in una storia?

Saper trasmettere emozioni, coinvolgere il lettore nella trama, farlo innamorare dei personaggi, creare un’ambientazione che fa sognare, aspettativa, suspence, voglia di andare avanti, risate di tanto in tanto, momenti di romanticismo, climax di tensione e sentimento alternati a pagine più rilassanti e distensive. Scrivere un buon romanzo è una delle cose più difficili del mondo; con ciò non sto dicendo che io sia capace di farlo. Penso solo che occorra un innato talento e una conoscenza profonda della tecnica. Non è un mestiere in cui si può improvvisare, come erroneamente pensano in tanti.

N°11 Ha per caso una persona che l’ha affiancata nel suo percorso?

Il mio ex ragazzo Alessandro ha capito che questa era la mia strada molto prima di me e ci ha messo tutta la pazienza di cui era capace per lasciare che io me ne accorgessi da sola, per aiutarmi a compiere i primi passi, per trasmettermi fiducia e fare pace con la mia indole artistica. Amava prendersi cura di me in questo senso e probabilmente senza di lui non avrei fatto nulla di tutto ciò. Quando scrivevo leggeva insieme a me ogni capitolo, mi dava consigli, migliorava le scene; io facevo la torta ma lui ci metteva sempre la ciliegina sopra. Tutto questo mi manca moltissimo.

N°12 Che tipo di genere scrive?

Tutti, perché sono una persona eclettica e non riesco a restare incanalata all’interno di un solo genere. Ho scritto racconti, articoli, dossier, testi creativi, romanzi, libri storici, guide turistiche, volumi dedicati ad eventi specifici, opere alternative per descrivere luoghi e personaggi, saggi, biografie. Sono pochi i generi che non amo: il giallo, il poliziesco, i thriller e il fantasy o l’horror.

N°13 Che tipo di genere solitamente le piace? Perché?

Il romanzo storico è il mio preferito, o i classici scritti in altre epoche, perché mi permettono di viaggiare nel tempo e nello spazio. Nello specifico, ho una predilizione per il Rinascimento veneziano e fiorentino (1400-1500) e per l’Ottocento del Romanticismo.

N°14 Dove pubblica i suoi lavori?

Collaboro con diverse testate e case editrici. Ho scritto diversi libri di varia con la Newton Compton e il mio romanzo d’esordio con la Fanucci. Tengo una rubrica culturale sull’Huffington Post Italia, inoltre pubblico su Affari Italiani, Luxgallery, Bell’Italia e altre case editrici o testate.

N°15 Ha mai pensato di creare qualcosa per riunire alcuni suoi fan?

No, non amo essere al centro dell’attenzione. Le presentazioni, la promozione, tutto quanto riguarda l’esposizione della mia persona è la parte del mio lavoro che eviterei volentieri, ma che accetto in quanto nulla si ottiene senza un minimo di sacrificio. Mi piace tuttavia rapportarmi con i lettori, chiedere loro consigli, ascoltare le loro opinioni, ma per questo ho già Twitter, Facebook, Instagram e LinkedIn, più le pagine dei libri e il sito. Chi vuole contattarmi può farlo molto facilmente.

N°16 È più per il modo digitale o tradizionale? Perché?

Tradizionale, perché sono all’antica J

N°17 Le persone che le sono accanto la sostengono? Ha qualcuno che la ostacola?

Ho degli amici che mi sostengono come persona oltre che come scrittrice, mi sono accanto per qualunque cosa e so di poter contare sempre su di loro: a Firenze ho trovato la casa e la famiglia della Chiara adulta.

N°18 Ha mai perso l’ispirazione? Se sì, come l’ha recuperata?

L’unico momento in cui l’ho persa è stato dopo la pubblicazione del mio romanzo, perché ciò che prima era il mio angolo privato per ritrovare me stessa è diventato business e non è stato facile accettarne le conseguenze, nonostante fossi preparata al fatto che l’avrei vissuta male. Non so se l’ho ancora recuperata. Vedremo quando mi metterò a scrivere il prossimo romanzo.

N°19 Ha mai pensato di proporre un genere insolito dal vostro?

Ho scritto diversi racconti abbastanza sperimentali, uno dei quali ha vinto il primo premio per la sezione di Narrativa al Marguerite Yourcenar. Inoltre ho sempre trattato il turismo in modo alternativo, con formule che si sono rivelate vincenti fino ad ora.

N°20 Ha dei futuri progetti?

Sì, sto mettendo mano al seguito del mio primo romanzo, vorrei continuare e quindi concludere la mia rubrica sull’Huffington Post per poi farne un libro e ho un altro paio di romanzi in testa. In più mi piacerebbe trasferirmi per un periodo a Parigi.

N°21 La nostra intervista termina qui, ma …. ha ancora qualcosa da dirci/consigli/sconsigli…

È da poco in libreria il mio “101 cose da fare in Veneto almeno una volta nella vita” edito da Newton Compton, che consiglio perché il Veneto è davvero una delle regioni più belle d’Italia e io l’ho adorata. Dentro troverete una marea di spunti su attività e destinazioni imperdibili.

Per chi non lo avesse ancora letto, il mio romanzo “Un disastro chiamato amore” è un ottimo regalo di Natale da fare a se stessi o ad altri se si ama ridere e si vuole trascorrere qualche ora in piacevole leggerezza, potendo al tempo stesso scegliere di entrare più in profondità e scoprire così il bellissimo mondo della Terapia del Sorriso.

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