Interviste

Intervista a Giuseppe Senese.

Ringrazio infinitamente per aver collaborato con me e di aver inaugurato la nuova piccola rubrica  “Essere un giorno nei panni di uno scrittore”

 

N°1 Per iniziare presentati ai nostri lettori e cominciamo con la prima domanda. Quando è iniziata la passione per lo scrivere?

Già ai tempi del liceo ho iniziato a scribacchiare poesie e raccontini, alcuni anche abbastanza eccentrici (la mia prof d’Italiano mi rifilò un bel 4 ad un racconto perché per lei era una cosa troppo stramba). Poi verso i 18 anni quel grande mezzo chiamato “internet” mi ha permesso di mettermi in gioco nei confronti di una platea molto più vasta, ed ho iniziato a scrivere recensioni di album musicali. Ma solo negli ultimi 3-4 anni ho deciso di virare verso una scrittura più corposa ed autoriale, con vari racconti brevi. Fino ad arrivare al mio primo romanzo.

N°2 Cosa ti ha spinto verso questo mondo? A che età è nata questa passione?

Semplicemente la mia passione nel creare qualcosa. Ho sempre avuto il desiderio di creare qualcosa che venisse solo ed esclusivamente dalle mie mani. Che sia un videogioco, un lavoro di grafica, o un racconto poco importa. Questo sin da piccolo, quando mi sono avvicinato al mondo della letteratura e dei videogames.

N°3 Solitamente da cosa vieni ispirato?

Dalla musica. Credo sia la mia principale fonte d’ispirazione.

N°4 Come si sente quando scrive un libro?

Non saprei. Dipende molto dalla parte che voglio raccontare: ci sono momenti belli o interessanti da scrivere in cui mi sento leggermente euforico, ma solitamente il mio stato emotivo è neutrale.

N°5 È emozionato quando pubblicano un suo libro?

Considerando che è il primo, sono stato moderatamente emozionato. Sarò più emozionato quando lo presenterò, e lo sarei ancora di più se in futuro venisse apprezzato dal pubblico e che divenisse un successo di vendite.

N°6 Quando ha pubblicato il primo libro? È stato difficile?

Beh, quando pubblicherà quest’intervista dovrebbe essere già uscito, o lo sarà entro un paio di giorni. È stato molto difficile trovare un editore che si prendesse la briga di puntare su un esordiente: ho ricevuto molti rifiuti, i quali stavano incrinando le mie certezze sulla validità dell’Opera. Per fortuna l’LFA Publisher ha creduto in me, e sarò grato a tale casa editrice per il resto dei miei giorni.

N°7 Le piace il suo lavoro?

Se intende la “scrittura di romanzi”, beh, per me non è un lavoro, ma più un hobby.

N°8 Le mai capitato di avere un’idea e poi se l’è dimenticata?

Di solito, quando ho un’idea avvincente me l’appunto o comunque tendo a ricordarmela. Raramente capita di dimenticarmene, ma nel caso accadesse solitamente faccio uno sforzo e riesco bene o male a fare mente locale sull’intuizione avuta.

N°9 Ha mai rovesciato il caffè sui fogli?

Bevo caffè in sporadiche occasioni, mai quando sto davanti ai libri o ai fogli. Quindi, per ora no.

N°10 Quali sono gli ingredienti che servono in una storia?

Suspense, contrasto e senso d’appagamento. Suspense: mantenere in tensione il lettore, e guidarlo pian piano verso la storia, senza rivelare prematuramente dove l’arco narrativo vuole andare a parare. Contrasto: contrapporre gli elementi della storia crea qualcosa d’avvincente. Provo a spiegarmi meglio: la contrapposizione tra il personaggio e un’entità che lo contrasta, che può essere un evento o un nemico, crea problemi che il personaggio dovrà risolvere e fronteggiare, crea possibili soluzioni a queste problematiche, quindi crea azione. Infine, senso d’appagamento: rivolto al lettore, s’intende. Il lettore, leggendo la storia, dovrà sentirsi soddisfatto nell’aver proseguito la lettura e nell’essere arrivato alla fine. Il finale potrà piacere o meno, ma il lettore (o lo spettatore, nel caso di film e altre opere visive) dovrà sentirsi appagato nell’essere arrivato fin lì.

N°11 Ha per caso una persona che l’ha affiancata nel suo percorso?

Ho avuto varie persone. I miei amici, che mi hanno supportato ed aiutato nella stesura e nella correzione dell’Opera. Soprattutto Flavia, che s’è presa la briga di segnalarmi una montagna di refusi che avevo lasciato colpevolmente dietro durante la stesura e correzione del romanzo.

N°12 Che tipo di genere scrive?

Non ho un genere prefissato. Solitamente amo mescolare la realtà con un paio di elementi “irrealistici” e inventati di sana pianta.

N°13 Che tipo di genere solitamente le piace? Perché?

Leggo un po’ di tutto, non ho preferenze particolari. Prediligo più il romanzo avventuroso alla Grossman e, perché no, anche qualcosa di più “controverso” alla Palahniuk. Ciò che leggo, ovviamente, mi deve interessare per un qualche motivo.

N°14 Dove pubblica i suoi lavori?

Fino ad oggi ho pubblicato i miei raccontini principalmente sul sito SenzaBarcode.

N°15 Ha mai pensato di creare qualcosa per riunire alcuni suoi fan?

Iniziamo a farceli i fan. Poi pensiamo a come riunirli.

N°16 È più per il modo digitale o tradizionale? Perché?

Non rinnego il digitale: in molti casi può essere comodo e maggiormente economico. Ma sono tradizionalista, preferisco sempre la carta: regala un’esperienza diversa, meno fredda, più tattile. È come la differenza tra vinile e musica digitale: un disco lo puoi toccare, maneggiare, e se è fatto con amore è ben curato in tutte le sue parti, a partire dalla copertina e gli interni, così come il libro. Cose che né gli mp3, né gli eBook ti possono dare.

N°17 Le persone che le sono accanto la sostengono? Ha qualcuno che la ostacola?

Diciamo che difficilmente richiedo l’aiuto degli altri per essere sostenuto, ma qualche volta mi sono lasciato andare a qualche lamentela, e le persone che mi sono accanto mi hanno sempre supportato, e non finirò mai di ringraziarle. Se c’è qualcuno che mi ostacola? Forse me stesso.

N°18 Ha mai perso l’ispirazione? Se sì, come l’ha recuperata?

Quando scrivo un racconto breve, non lo faccio mai per forzatura. Lo faccio quando mi sento di farlo. Quando mi sento ispirato. E per sentirmi ispirato ho bisogno di vivere ciò che mi circonda. Fondendo il tutto con la musica, ecco nascere l’ispirazione.

N°19 Ha mai pensato di proporre un genere insolito dal vostro?

Il prossimo libro che vorrei scrivere è un giallo misto a sportivo. Giusto per farLe capire che sono uno a cui piace molto cambiare genere.

N°20 Ha dei futuri progetti?

Come Le ho già anticipato, letterariamente ho intenzione di scrivere un romanzo giallo/sportivo e, perché no, un seguito de L’uomo che scriveva “al lupo”. Ma non sarà un sequel vero e proprio. Una sorta di prequel/sequel, vissuto da un punto di vista diverso da quello a cui abitua il predecessore. Ma non voglio rivelare altro, i tempi sono troppo prematuri.

N°21 La nostra intervista termina qui, ma …. ha ancora qualcosa da dirci/consigli/sconsigli…

Createvi uno stile vostro, senza scopiazzare troppo da chi vi ha ispirato. E soprattutto, così come in tutti gli altri campi artistici/lavoratici, non mollate. Valorizzate i vostri pregi ma, soprattutto, annotate i vostri errori, e cercate di ripeterli il meno possibile.

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